Vita dei Cesari II (Augusto) - Gaio Svetonio Tranquillo Vita dei Cesari II (Augusto), 67

Vita dei Cesari II (Augusto), 67

Gaio Svetonio Tranquillo

Testo in lingua originale

[67] Patronus dominusque non minus severus quam facilis et clemens multos libertorum in honore et usu maximo habuit, ut Licinum et Celadum aliosque. Cosmum servum gravissime de se opinantem non ultra quam compedibus coercuit. Diomeden dispensatorem, a quo simul ambulante incurrenti repente fero apro per metum obiectus est, maluit timiditatis arguere quam noxae, remque non minimi periculi, quia tamen fraus aberat, in iocum vertit. Idem Polum ex acceptissimis libertis mori coegit compertum adulterare matronas; Thallo a manu, quod pro epistula prodita denarios quingentos accepisset, crura ei fregit; paedagogum ministrosque C. fili, per occasionem valitudinis mortisque eius superbe avareque in provincia grassatos, oneratis gravi pondere cervicibus praecipitavit in flumen.

Traduzione

67 Come protettore e padrone fu severo, ma anche indulgente e pieno di clemenza. Onor? assai e tratt? come membri della sua famiglia molti liberti, come per esempio Licinio, Celado ed altri. Si limit? a mettere ai ferri il suo schiavo Cosmo che lo criticava senza riguardi. Il suo intendente Diomede, mentre passeggiava con lui, lo aveva gettato, per lo spavento, contro un cinghiale che stava caricando, ma egli prefer? trattarlo pi? da poltrone che da criminale e, quantunque il danno fosse stato grave, butt? la cosa in ridere, perch? Diomede aveva agito senza malizia. Al contrario fece morire Polo, uno dei suoi pi? cari liberti, perch? scoperto in relazioni adultere con alcune matrone; fece spezzare le gambe al suo segretario Tallo, perch? aveva tradito il segreto di una lettera per cinquecento denari. Quando il precettore e i domestici di suo figlio Gaio, approfittando della malattia e poi della morte del loro padrone, cominciarono a rivelare nella provincia il loro orgoglio e la loro avidit?, li fece gettare in un fiume, con grosse pietre attaccate al collo.



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