Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  15

Contro Vatinio , 15

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[15] Secundum ea quaero servarisne in eo fidem? num quando tibi moram attulerit quo minus concilium advocares legemque ferres, quod eo die scires de caelo esse servatum? et quoniam hic locus est unus quem tibi cum Caesare communem esse dicas, seiungam te ab illo, non solum rei publicae causa verum etiam Caesaris, ne qua ex tua summa indignitate labes illius dignitati adspersa videatur. primum quaero num tu senatui causam tuam permittas, quod facit Caesar? deinde, quae sit auctoritas eius qui se alterius facto, non suo defendat? deinde,? erumpet enim aliquando ex me vera vox et dicam sine cunctatione quod sentio,?si iam violentior aliqua in re C. Caesar fuisset, si eum magnitudo contentionis, studium gloriae, praestans animus, excellens nobilitas aliquo impulisset, quod in illo viro et tum ferendum esset et maximis rebus quas postea gessit oblitterandum, id tu tibi, furcifer, sumes, et Vatini latronis ac sacrilegi vox audietur hoc postulantis, ut idem sibi concedatur quod Caesari?

Traduzione

15 Ne consegue una seconda domanda: hai poi mantenuto la parola? Ti ? capitato qualche volta di dover posticipare la convocazione di un'assemblea o la presentazione di una proposta di legge, perch? sapevi che proprio in quel giorno si scrutava il cielo per trarne auspici? No, sicuramente no. E per di pi? insisti nel dire che questo tuo atteggiamento ? l'unico che hai in comune con Cesare: io, per?, operer? una precisa distinzione, non solo nell'interesse dello Stato, ma anche per il buon nome di Cesare, per evitare cio? che la sua reputazione, accomunata, anche solo per un attimo, alla tua infima bassezza appaia infangata. Anzitutto, Vatinio, vuoi affidare la tua causa al senato, seguendo l'esempio di Cesare? Ma di che credito pu? godere uno che si difende avvalendosi del sudore altrui e non del proprio? No, non riesco pi? a stare zitto, sento scoppiarmi dentro la verit?, quindi dir?, senza esitare, il mio pensiero: d'accordo, in qualche occasione Caio Cesare pu? anche essere stato un po' troppo violento, possono averlo indotto ad un determinato comportamento la smania di contesa, un bruciante desiderio di gloria, un temperamento eccezionale, una nobilt? di stirpe davvero fuori del comune; ma ci? cui si lasci? andare poteva trovare giustificazione in un uomo tanto unico, e oggi, al solo pensiero di cosa ? riuscito a compiere in seguito, siamo obbligati a cancellarlo dalla memoria. E tu, pendaglio da forca, pretenderai per te un simile trattamento di favore? Ci toccher? ascoltare un qualunque Vatinio ladrone e sacrilego, che si arroga diritti concessi solo ad un Cesare?



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