Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  17

Contro Vatinio , 17

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[17] volo uti mihi respondeas num quis ex toto conlegio legem sit ausus ferre praeter unum te? quae tanta in te fuerit audacia, quae tanta vis ut, quod novem tui conlegae sibi timendum esse duxerint, id unus tu emersus e caeno, omnium facile omnibus rebus infimus contemnendum, despiciendum, inridendum putares? num quem post urbem conditam scias tribunum plebis egisse cum plebe, cum constaret servatum esse de caelo.

Traduzione

17 Ma dimmi - ed esigo che tu mi risponda -: di tutto il collegio dei tribuni chi os?, poi, mettere ai voti le proprie proposte, se si esclude te solo? Quale arroganza, quale cieco furore ti spinsero, uomo nato dal fango, al disprezzo, tu ultimo di tutte le cose, al rifiuto, allo scherno di ci? che ai tuoi nove colleghi incuteva un religioso timore? Dal giorno della fondazione di Roma ad oggi, ti sfido a trovare un solo tribuno della plebe che abbia parlato al popolo raccolto in assemblea, pur nella consapevolezza che in cielo si erano presi gli auspici!



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