Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  19

Contro Vatinio , 19

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[19] quaero illud etiam ex te, conatusne sis, voluerisne, denique cogitaris,?est enim res eius modi ut, si tibi in mentem modo venit, nemo sit qui te ullo cruciatu esse indignum putet,?cogitarisne in illo tuo intolerabili non regno,?nam cupis id audire,?sed latrocinio augur fieri in Q. Metelli locum, ut, quicumque te aspexisset, duplicem dolorem gemitumque susciperet et ex desiderio clarissimi civis et ex honore turpissimi atque improbissimi? adeone non labefactatam rem publicam te tribuno neque conquassatam civitatem, sed captam hanc urbem atque perversam putaris ut augurem Vatinium ferre possemus?

Traduzione

19 Chiariscimi ora un altro particolare. C'? un episodio nella tua vita che, al solo pensarci, susciterebbe in chiunque la voglia di torturarti senza piet?: non ? forse vero che durante la tua insopportabile ascesa non a tiranno - ti piacerebbe sentirtelo dire! -, ma a brigante, hai tentato, voluto, architettato di sostituirti nell'incarico a Quinto Metello, di professione augure? Cos?, chi t'avesse osservato alle prese con il tuo nuovo impegno, avrebbe sentito stringersi il cuore in una morsa di sincero dolore per due motivi ben precisi: il rimpianto di un onesto cittadino giustamente famoso e la rabbia nel vedere al suo posto il pi? scellerato e perverso degli uomini. Non ti bastava avere sconvolto lo Stato e distrutto un'intera cittadinanza, approfittando del potere di tribuno? Ci credevi cos? succubi e disorientati da poter sopportare un Vatinio con funzioni di augure?



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