Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  21

Contro Vatinio , 21

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[21] ac ne diutius loquar de auguratu tuo,?quod invitus facio ut recorder ruinas rei publicae; neque enim tu umquam stante non modo maiestate horum, sed etiam urbe te augurem fore putasti: verum tamen ut somnia tua relinquam, ad scelera veniam, volo uti mihi respondeas, cum M. Bibulum consulem non dicam bene de re publica sentientem, ne tu mihi homo potens irascare, qui ab eo dissensisti, sed hominem certe nusquam progredientem, nihil in re publica molientem, tantum animo ab actionibus tuis dissentientem,?cum eum tu consulem in vincula duceres et ab tabula Valeria conlegae tui mitti iuberent, fecerisne ante rostra pontem continuatis tribunalibus, per quem consul populi Romani moderatissimus et constantissimus, sublato auxilio, exclusis amicis, vi perditorum hominum incitata, turpissimo miserrimoque spectaculo non in carcerem, sed ad supplicium et ad necem duceretur?

Traduzione

21 Non ho certo intenzione di aggiungere altro sulla tua folle aspirazione a divenire un sacro indovino: anzitutto, ? un argomento che tratto malvolentieri e solo per rievocare le disgrazie dello Stato; inoltre, neanche tu hai mai veramente creduto possibile che ti nominassero augure, almeno finch? non fosse crollata la maest? del popolo romano e con essa la nostra citt?. Quindi, lasciamo stare le tue assurde fantasie ed occupiamoci piuttosto dei misfatti. Rispondimi, per favore. Mi riferisco a Marco Bibulo, che allora era console: non dir? che dimostrasse nei confronti dello Stato un attaccamento filiale (non vorrei suscitare le ire di un uomo potente come te e di idee politiche cos? diverse dalle sue), ma almeno restava al suo posto, non prendeva iniziative politiche, provava solo un gran disappunto se ripensava al tuo operato. E tu cosa hai fatto? Bench? fosse console, ne ordinasti la carcerazione: e stavi gi? trascinandolo in carcere quando i tuoi colleghi dal dipinto di Valerio ne ordinarono il rilascio. Non ti sei, allora, creato una scappatoia, allineando davanti ai rostri i seggi dei tribunali messi in fila? E attraverso questo passaggio un console del popolo romano, uno dei pi? coerenti ed equilibrati, aizzatagli contro la rabbia di gente senza scrupoli, negatogli ogni aiuto e tenuti lontani i suoi amici, non fu forse condotto non in carcere, ma - spettacolo triste e vergognoso - direttamente al supplizio e di l? a morte certa?



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