Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  31

Contro Vatinio , 31

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[31] sed omitto epulum populi Romani, festum diem argento, veste, omni apparatu ornatuque visendo: quis umquam in luctu domestico, quis in funere familiari cenavit cum toga pulla? cui de balineis exeunti praeter te toga pulla umquam data est? Cum tot hominum milia accumberent, cum ipse epuli dominus, Q. Arrius, albatus esset, tu in templum Castoris te cum C. Fibulo atrato ceterisque tuis furiis funestum intulisti. quis tum non ingemuit, quis non doluit rei publicae casum? qui sermo alius in illo epulo fuit nisi hanc tantam et tam gravem civitatem subiectam esse non modo furori, verum etiam inrisioni tuae?

Traduzione

31 Non voglio, tuttavia, insistere sulla solennit? di questo convito del popolo romano, sulla festa che esso rappresenta, sugli argenti, i vestiti, la magnificenza, gli splendidi ornamenti: chi mai, per?, in lutto per la scomparsa di un amico o durante un funerale di famiglia ha osato sedersi a tavola con indosso una toga scura? A chi mai, eccetto te, ne fu offerta una all'uscita dai bagni? C'erano migliaia di invitati seduti al loro posto, persino l'anfitrione, Quinto Arrio, era vestito di bianco: ed ecco che nel tempio di Castore entri tu, uccellaccio del malaugurio, accompagnato da Caio Fibulo, anche lui bardato a lutto, e tutto il codazzo delle tue furie. A chi non scapp? un gemito, chi non si dolse per le sorti dello Stato? Non si parl? d'altro nel corso di quel banchetto: questa nostra citt? tanto importante e autorevole era ormai in balia delle tue pazzie, ma anche vittima del tuo scherno.



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