Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  35

Contro Vatinio , 35

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[35] et quoniam legationis tuae facta mentio est, volo audire de te quo tandem senatus consulto legatus sis. de gestu intellego quid respondeas: tua lege, dicis. esne igitur patriae certissimus parricida? spectarasne id, ut patres conscripti ex re publica funditus tollerentur? ne hoc quidem senatui relinquebas, quod nemo umquam ademit, ut legati ex eius ordinis auctoritate legarentur? adeone tibi sordidum consilium publicum visum est, adeo adflictus senatus, adeo misera et prostrata res publica ut non nuntios pacis ac belli, non oratores, non interpretes, non bellici consili auctores, non ministros muneris provincialis senatus more maiorum deligere posset?

Traduzione

35 Visto che si ? fatta menzione del tuo ufficio di legato, vorrei tanto sapere grazie a quale decreto del senato ti ? stata affidata la carica. Dal tuo gesto intuisco la risposta: ?? una mia legge?, asserisci. Non sei, dunque, il nemico giurato della patria? Non aspiravi ad eliminare definitivamente dalla repubblica l'ordine senatorio? Neppure intendevi lasciargli la sola prerogativa di cui nessuno mai os? privarlo, nominare, cio?, i legati secondo il proprio autorevole parere? Ti ? sembrata tanto spregevole l'assemblea pubblica, il senato cos? a terra, lo Stato talmente misero e degradato che il senato non era in grado di scegliere, secondo il costume degli antichi, messaggeri di pace e di guerra, ambasciatori, mediatori delle sue decisioni, consiglieri militari, esattori delle imposte provinciali?



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