Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  41

Contro Vatinio , 41

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[41] sed cum T. Annium tanto opere laudes et clarissimo viro non nullam laudatione tua labeculam adspergas?in illorum enim numero mavult T. Annius esse qui a te vituperantur: verum tamen quaero, cum in re publica administranda T. Annio cum P. Sestio consiliorum omnium societas fuerit ?id quod non solum bonorum, verum etiam improborum iudicio declaratum est; est enim reus uterque ob eandem causam et eodem crimine, alter die dicta ab eo quem tu unum improbiorem esse quam te (non) numquam soles confiteri, alter tuis consiliis, illo tamen adiuvante?quaero qui possis eos quos crimine coniungis testimonio diiungere? extremum illud est quod mihi abs te responderi velim, cum multa in Albinovanum de praevaricatione diceres, dixerisne nec tibi placuisse nec oportuisse Sestium de vi reum fieri? quavis lege, quovis crimine accusandum potius fuisse? etiam illud dixeris, causam Milonis, fortissimi viri, coniunctam cum hoc existimari? quae pro me a Sestio facta sint, bonis esse grata? non coarguo inconstantiam orationis ac testimoni tui?quas enim huius actiones probatas bonis esse dicis, in eas plurimis verbis testimonium dixisti; quicum autem eius causam periculumque coniungis, eum summis laudibus extulisti: sed hoc quaero, num P. Sestium, qua lege accusandum omnino fuisse negas, ea lege condemnari putes oportere? aut, si te in testimonio consuli noles, ne quid tibi auctoritatis a me tributum esse videatur, dixerisne in eum testimonium de vi quem negaris reum omnino de vi fieri debuisse?

Traduzione

41 ? vero, sono lodi sperticate quelle che tessi ora a Tito Annio, ma macchiano comunque la reputazione di un uomo tanto famoso: Milone, te lo garantisco, preferirebbe essere nel numero di quelli che disprezzi. Intendo, tuttavia, chiederti una cosa. C'? un punto su cui tutti, onesti e disonesti, si sono trovati d'accordo, ed ? il seguente: nell'amministrazione dello Stato ? sempre esistito un ottimo rapporto di collaborazione tra Tito Annio e Publio Sestio. Oggi, infatti, entrambi si ritrovano sotto accusa per via dello stesso motivo, schiacciati dal medesimo capo d'imputazione: il primo portato in giudizio da quel Clodio che, come sei solito affermare, ? l'unico ad essere risultato talvolta peggio di te; l'altro incastrato dalle tue manovre, ma anche dall'aiuto del tuo degno compare. E allora come puoi separare nella testimonianza chi unisci nella colpa? Ed ora la mia ultimissima domanda, a cui pretenderei una risposta: tra le tante cose che hai detto contro Albinovano a proposito della sua collusione, non hai anche precisato che non conveniva accusare Sestio di violenza, che tu non eri d'accordo e che bisognava piuttosto incriminarlo di qualunque altra colpa, fondandosi su qualunque altra legge? Non hai poi aggiunto di considerare legata a lui la causa di Milone, uomo di estrema energia? E che risultava gradito alle persone dabbene tutto quanto Sestio aveva fatto per me? Non intendo evidenziare l'incoerenza del tuo discorso e della tua testimonianza - ? lampante -: ora sostieni che il suo comportamento ? stato apprezzato dagli onesti cittadini, prima, per?, in qualit? di teste, ti sei pronunciato contro; e ancora hai esaltato con le pi? grandi lodi chi poi gli associ quando si tratta di una causa, di un processo. Ma dimmi: ti sembra conveniente condannare Publio Sestio in base a quella legge secondo cui (e sono parole tue) non lo si doveva neanche incriminare? Se non vuoi che si ricorra a un testimone (sembrerei concederti un po' di autorit?), rispondimi: non ti sei scagliato contro Sestio, accusandolo di violenza, quando prima lo avevi difeso, insistendo che non era giusto imputargli questa colpa?



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