Contro Vatinio  - Marco Tullio Cicerone Contro Vatinio ,  37

Contro Vatinio , 37

Marco Tullio Cicerone

Testo in lingua originale

[37] atque illud etiam audire (de) te cupio, qua re, cum ego legem de ambitu tulerim ex senatus consulto, tulerim sine vi, tulerim salvis auspiciis, tulerim salva lege Aelia et Fufia, tu eam esse legem non putes, praesertim cum ego legibus tuis, quoquo modo latae sunt, paream; cum mea lex dilucide vetet biennio qvo qvis petat petitvrvsve sit gladiatores dare nisi ex testamento praestitvta die, quae tanta in te sit amentia ut in ipsa petitione gladiatores audeas dare? num quem putes illius tui certissimi gladiatoris similem tribunum plebis posse reperiri qui se interponat quo minus reus mea lege fias?

Traduzione

37 Soddisfa ancora un'altra mia curiosit? sul tuo conto: perch? non vuoi considerare una vera e propria legge quella sui brogli elettorali da me proposta con l'approvazione del senato, senza impiego di forza, nel pieno rispetto degli auspici e della legge Elia e Fufia? Io, per?, mi attengo alle tue, senza preoccuparmi degli espedienti da te usati per farle approvare! La mia legge vieta chiaramente di offrire spettacoli gladiatorii nel biennio in cui ci si candidi a una carica o se ne abbia l'intenzione, a meno che il giorno non sia stato fissato secondo disposizioni testamentarie: quale follia, allora, ti spinge ad organizzare proprio questi giochi nel bel mezzo della tua candidatura? Credi forse che si possa trovare un tribuno della plebe del tutto simile a Clodio, il tuo gladiatore pi? fidato, disposto, cio?, a porre il proprio veto per impedire che tu venga accusato in base alla mia legge?



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